Ponza 6 luglio 2011, Dentro e Fuori dalle mie scarpe
Ermes Luppi è un uomo che ha scritto la sua vita attraverso l’esperienza.
Ognuno di noi, in qualche modo, ha percorso strade, scelto svolte, trovato muri, infranto sogni. Quelli di Ermes erano percorsi che sembravano segnati alla radice da una condizione di appartenenza che relegava la sua crescita ad un unico scopo: la vita agreste.
“Sono nato in una notte d’inverno del 1946, all’ombra di una nebbia che si attaccava all’argine del Panaro, come un poppante al seno materno. Figlio unico, ma membro di una famiglia ingrandita, dove non si sapeva quale sarebbe stato il numero esatto dei commensali seduti a tavola la sera”.
Attraversare 50 anni di storia, con la forza di esorcizzare i luoghi comuni dell’epoca, di stravolgere i programmi che la società aveva già preparato per chi ne faceva parte allora, è stata qualcosa di più di un’avventura.
“Per chi come me, ci è nato con l’odore (per noi, pur essendo sgradevole, era pur sempre odore e mai puzzo, perché rappresentava un oro quotidiano, quello che permetteva al campo di darci il cibo) del letame, e ha trascorso ore, giorni, anni, con i piedi, le mani e il muso, nella terra, è possibile cambiare aria, ma mai dimenticarne l’essenza natia. Te la porti addosso per il resto della vita e, spesso, ti ci ritrovi impastato, come se non potessi più scrollartela definitivamente dalla pelle”.
Aprire un negozio specializzato nel runnig (oggi questo è un termine che identifica a livello mondiale una filosofia ed un movimento di proporzioni elevate) agli inizi degli anni ’80, a Modena, dove si potevano ascoltare solo due o tre voci che contemplavano qualcosa di serio (fabbrica, commercio, campi da arare), era un “quel da matt”, come sussurravano amici vicini e lontani. Era scommessa, quotata bene. Come tutta la vita di Ermes, che ha assaporato la lotta sindacale all’interno della Fiat Trattori, in precedenza, e prima ancora la malta e le schegge di vernice sotto le unghie, perché sfuggire ai campi era già una scommessa ben quotata.
Rileggere le pagine di 50 anni d’Italia, attraverso gli occhi di un uomo, un imprenditore di sé stesso come Ermes Luppi, significa rileggere una storia che i libri non narrano. Un percorso fatto di esperienze, dove la crescita economica di un paese che resuscitava dalle macerie di una guerra, viene filtrata dalla personalità introversa di un solitario, un uomo che prima di tutto lotta contro le proprie paure: quelle di rimanere nella mediocrità. Fatti, luoghi, persone, aneddoti che recapitano al lettore emozioni uniche, all’interno di un tempo non troppo lontano da noi, ma di cui conosciamo solo quello che ci hanno raccontato.
Scrivere questa biografia è stata, per il sottoscritto, prima di tutto un’opportunità di crescita culturale. Leggerla, credo possa diventare un piccolo piacere per chi, della storia, ama i risvolti umani, più che i numeri, le date e le statistiche.
Il titolo “FUORI E DENTRO DALLE MIE SCARPE” è quanto mai esplicativo: c’è tutto quello che è passato attraverso le impronte che il protagonista ha lasciato nel corso della sua vita. Ognuno di noi non è altro che la somma dei propri passi, e chi, meglio di Ermes Luppi, “il LUPO”, poteva offrirne un resoconto attraverso quello che negli anni, è diventato il suo biglietto da visita: le scarpe.
Il testo verrà presentato ufficialmente sabato 11 dicembre presso l’EXPO’ della Maratona di Reggio Emilia. Dalle ore 15.00 alle ore 16.00 sarà Daniele Menarini, condirettore di “Correre”, ad introdurre la presentazione. Seguirà un intervento di Andrea Accorsi, curatore del testo, per poi passare la parola al protagonista, Ermes Luppi.